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In una regione in cui
abbondano olivi e mandorli, Noto è un piccolo
gioiello barocco arroccato su un altopiano che domina
la valle dell'Asinaro, coperta di agrumi. La sua bellezza,
così armoniosa da sembrare una finzione, la scena
di un teatro.
Il primo insediamento risale all'epoca
preistorica come testimoniano le numerose necropoli
esistenti sulla collina dell'Alveria. Durante
il dominio greco nel II secolo a.C. Noto conobbe un
fiorente periodo produttivo, mentre sotto i romani gli
sforzi principali furono destinati ad una energica opposizione
contro le depredazioni di Verre. Noto
diede i natali al principe Ducezio, che nel V sec. a.C.
fece tremare i Greci per aver fatto insorgere contro
di loro i Siculi.
Con la conquista araba dell'anno 866 Noto raggiunse
una notevole importanza per la Sicilia tanto da essere
nominata capoluogo di una delle tre circoscrizioni in
cui era divisa l'isola.
Il processo di sviluppo continuò per tutto il
XV e XVI secolo fino al terremoto del 1693, che in questa
parte di Sicilia portò distruzione morte. La
città fu ricostruita su un'altra altura chiamata
collina delle Meti, situata più vicina alla costa,
un luogo meno impervio e più vasto, che permetta
la realizzazione di un impianto semplice, lineare, con
intersezioni ad angolo retto e strade parallele ed ampli
come vuole il nuovo gusto barocco. La
ricostruzione durò per tutto il XVIII secolo
ad opera di numerosi architetti che realizzarono un
capolavoro urbanistico dall'inconfondibile stile barocco,
di altissima qualità e unico per estensione ed
omogeneità.
Tre le strade principali che corrono
da est a ovest perchè il sole le illumini sempre. Tre i ceti sociali che vi si stabiliscono:
la prima, Più alta, viene destinata alla nobiltà,
la centrale al clero (l'unica eccezione è il
palazzo secolare dei Landolina), l'ultima al popolo.
I palazzi sono maestosi, tutti costrui
nella pietra calcarea locale, tenera e compatta, dal
candore che il tempo ha colorato creando quella magnifica
tinta dorata e rosata che la luce del tramonto accentua,
questa ricostruzione, condotta dal Duca di Camastra,
rappresentante a Noto del vicerè spagnolo, partecipano
molti artisti siciliani, tra i quali Paolo Labisi, Vincenzo
Sinatra e Rosario Gagliardi, che, influenzato da Borromini,
è forse uno dei più inventivi. La cittàviene
costruita come se fosse una scenografia, studiando e
truccando le prospettiva in modo singolare, giocando
con le linee e le curvature delle facciate, con le decorazioni
delle mensole, i riccioli e le volute, i mascheroni,
i putti, i balconi dai parapetti in ferro battuto che
si piega in forme aggraziate e panciute.
Noto si inserisce comunque nel panorama
che dalle mani degli artisi italiani vede fiorire il
sogno barocco in tutta Europa e che dà vita alla
nuova capitale russa, San Pietroburgo.
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